sabato 4 settembre 2010

Friendship



In this photo: Rambo and I
Purple dress: vintage (Via San Vitale 1, Bologna)
Cream top: LaPerla
Bag: Unknown

Quibusdam, quos audio sapientes habitos in Graecia, placuisse opinor mirabilia quaedam: partim fugiendas esse nimias amicitias, ne necesse sit unum sollicitum esse pro pluribus; satis superque esse sibi suarum cuique rerum, alienis nimis implicari molestum esse; commodissimum esse quam laxissimas habenas habere amicitiae, quas vel adducas, cum velis, vel remittas; caput enim esse ad beate vivendum securitatem, qua frui non possit animus, si tamquam parturiat unus pro pluribus. Alios autem dicere aiunt multo etiam inhumanius praesidii adiumentique causa, non benivolentiae neque caritatis, amicitias esse expetendas; itaque, ut quisque minimum firmitatis haberet minimumque virium, ita amicitias adpetere maxime; ex eo fieri ut mulierculae magis amicitiarum praesidia quaerant quam viri, et inopes quam opulenti, et calamitosi quam ii qui putentur beati. O praeclaram sapientiam! Solem enim e mundo tollere videntur, qui amicitiam e vita tollunt, qua nihil a dis inmortalibus melius habemus, nihil iucundius. Quodsi curam fugimus, virtus fugienda est, quae necesse est cum aliqua cura res sibi contrarias aspernetur atque oderit, ut bonitas malitiam, temperantia lubidinem, ignaviam fortitudo.
Cicerone, Laelius de amicitia 45-47 passim

martedì 24 agosto 2010

Mal d'America (part.1)



La prima impressione, quella che ti sbatte addosso uscendo dall’aeroporto internazionale di San Francisco è un ponte rosso avvolto nella nebbia e un vento gelato che si infila sotto i vestiti. Ma la California è un altro mondo.
La prima parola che mi viene per descriverla è dilatata. Tutti gli spazi sono dilatati, le strade sono a sei corsie, la campagna è interminabile e luminosa, piatta e giallognola. Tutto, dagli enormi SUV ai centri commerciali, dalle case ai cartelli stradali, urla USA così forte che fa venire mal di testa. è una dispersività estraniante, così diversa dall’Europa da risultare fastidiosa. Qui non esiste al mondo che prima dei 16 anni uno possa muoversi da solo: le case distano almeno 500 metri l'una dall'altra, e, per giunta, gli americani prendono la guida in modo estremamente sportivo: ho visto bruciare rossi a manetta, bere caffè da tazze di ceramica al volante, ma anche mettersi il mascara mentre si prende la superstrada agli 80 all'ora. L'unico motivo per cui non si spiaccicano come frittelle ai lati della strada è e quindi hanno ampio spazio di manovra.
A soli 20 minuti di macchina da quel grigio su e giù di c’è la California che mi ha innamorata nei libri e nei film, quella che, armata di Reflex e diario, sono andata a cercare in queste tre settimane. Peccato solo avere visto giusto uno spruzzo dell’Oceano selvaggio in una mattinata a Santa Barbara, della quale ricordo la nebbia fino alle 11 di mattina, la spiaggia spoglia bordata di palme, uno skatepark con vista sul molo di legno, la pista ciclabile che si snoda nel nastro d’erba tra la strada e la sabbia e infine, una creperia dipinta a mano scovata in una stradina downtown, dove parlavano solo francese.


Gli americani sono ospitali.
E io non l'avrei mai detto, me li avevano spacciati per ciccioni puritani quindi per me erano automaticamente antipatici. Invece se c'e' una cosa che hanno saputo fare bene e' stato mettermi a mio agio; non parlo solo della mia famiglia, ma di chiunque, dalla commessa del supermercato all’americana sull’aereo del ritorno ai loro parenti più lontani (che ho incontrato in un weekend a Chico, dove cinquanta persone non più tanto giovani si sono allegramente inciuccate traballando sui tacchi a ritmo Presley) agli sconosciuti per strada, fermati per una foto o un’indicazione: tutti sono estremamente gentili e simpatici, hanno conversano con me senza badare ai miei strafalcioni, anzi riempendomi di complimenti per il mio inglese. Si sono mostrati curiosi e interessati verso la lingua e la cultura italiane, alla faccia di quegli stronzi dei loro cugini inglesi. Tiè.
Una cosa invece che e' come, e peggio, di come te l'aspetti, e' il loro modo di vivere: questi qui da neonati li hanno nutriti a latte e Re Leone, perché l'Hakuna Matata regna sovrano. Ogni occasione e' buona per festeggiare, alternano party in piscina (con impianto HI-FI, fontana e veranda barbecue) a cene in ristoranti in cui ti cucinano direttamente sul tavolo bistecconi enormi e un buonissimo riso uova-pollo-salsabarbecue, o ancora dove puoi andare sul palco e cantare, finendo su Youtube. E poi hanno case, macchine e centri commerciali con l'aria condizionata a palla mentre fuori ci sono 35 gradi (io infatti tossisco e starnutisco come fosse Dicembre, li mortacci loro), i loro giardini sono verdi e rigogliosissimi mentre tutto intorno ci sono solo sterpaglie, la raccolta differenziata non sanno nemmeno cosa sia, hanno porte e finestre sempre aperte, come se qui negli Stati Uniti tutto fosse permesso, come se vivessero in una bolla nella quale il freddo, la pioggia, la povertà, l'effetto serra non possono entrare. è gente che ama divertirsi, ama la compagnia, le chiacchiere, le novità: si vede che non hanno usanze radicate nei secoli, qui accolgono tutto con il sorriso sulle labbra: in queste enormi terre sembra esserci posto per tutto e per tutti, basta non disturbare il prossimo.
La cosa più difficile e' regolarmi con soldi, pesi, e misure; e se ai soldi ero preparata e mi basta moltiplicare per 1.2 ogni prezzo, non mi sarei mai aspettata di trovarmi davanti Steve, il mio daddy americano, che mi chiedeva quanto dista in miglia Milano da Bologna, o quanto costa il gasolio a gallone.
Ma checcazzè un gallone?!?
Tempo due giorni ho imparato a girare col convertitore a portata di mano.


Poi c’è San Francisco città: ponti e grattacieli circondati da una perenne coltre di nebbia, vento continuo e un melting pot di genti e culture che si arrampica e scivola su e giu' per le strade come fossimo in un formicaio. Ho passato una mattinata ad Alcatraz, e ho camminato tra i suoi muri intrisi di storie di sangue, sono entrata in quelle celle anguste e spaventose con timore ed apprensione al pensiero che vi siano stati rinchiusi i criminali più famosi d'America per trent'anni. Ci sono ancora le quattro celle da cui sono scappati gli unici evasi in tutta la storia della prigione, si vedono i muri scavati a colpi di cucchiaio in più di un anno di lavoro. E tu vaghi in questi corridoi stretti e altissimi, in mezzo a due file di tre piani di gabbiette (un metro per tre, per due di altezza) immaginandotele ripiene di uomini con la divisa a righe che sbatacchiano le loro tazze di latta contro le sbarre mentre imprecano fra i denti o gemono ad alta voce. Ti chiedi come abbiano resistito per anni le guardie notturne a percorrere quei corridoi al buio, senza potersi portare armi da fuoco e, ufficialmente, nemmeno un manganello; ma soprattutto ti chiedi come abbiano potuto vivere li le loro famiglie, su quell'isola di due chilometri quadrati in cui i gabbiani attaccano chiunque abbia una parvenza di cibo in mano (e infatti è vietato mangiare se non sul traghetto e nel loro bar), a pochi metri dal luogo potenzialmente più pericoloso di tutto il Nordamerica, senza un collegamento garantito con la terraferma a causa delle fortissime maree della Baia.
Poi arrivi sul porto, pieno di negozietti turistici e ristoranti di pesce misti a fast food e negozi dell'NBA: questa e' l'America che si infiltra dappertutto, senza però essere invasiva; e' che non puoi scordarti nemmeno per un momento di essere nella terra dove si vota Obama 30 anni dopo le persecuzioni razziali, si guida a 16 anni ma si beve a 21. Se c'e' un posto in cui quasi tutto e' possibile sono gli Stati Uniti, così enormi e variegati che sembra impossibile non trovare nemmeno un luogo in cui sentirsi a proprio agio.


Il tempo corre.
Vorrei scrivere anche dell'America dei rotocalchi, quella lucida patinata e miliardaria che fa girare la testa a tanti, troppi, illudendoli con false promesse e pugnali dietro ai sorrisi. La sola California e' grande circa come l'Italia, e la cultura nel Sud della California e' molto diversa anche solo da quella del Nord.
Ci sarà un altro post, presto, con foto. I racconti delle vacanze occuperanno credo la maggior parte di Settembre, ma rivivere quei momenti è per me di fondamentale importanza.

 "Chi torna da un viaggio non è mai la stessa persona che è partita."- Proverbio cinese

Io tra dieci ore riparto.

sabato 21 agosto 2010

Malamorenò


"Io sarei pronto a cambiare vita" E' quello che cerco di fare una volta al mese, bellezza al bagno
"a cambiare casa" Basta che mi lasci colorare le pareti con tutti i colori che mi vengono in mente
"a fare la spesa" Di sicuro non la fai tu che compri solo cocacola e patatine
"a fare i conti a fine mese" Si, meglio che i soldi li gestisca io: più Marc Jacobs per tutti
"a la casa al mare" SI CAZZO
"a avere un figlio" Io ne voglio cinque, preparati
"un cane" Da scagliare contro ficcanaso e rompicoglioni, wow
"ed affrontare suocera, cognato, nipoti, parenti" Vengo da una famiglia taglia XXL, tranky
"tombole a Natale" Se ho il cibo e i regali tombolo quanto vuoi
"mal di testa ricorrenti" Moment ACCCHHT e ci passa la paura
"e tutto questo... per amore."
MALAMORENO.
Grazie.

Mi circondo di gente diversa ogni giorno, parlo, scrivo e canto in continuazione, mi tuffo di testa in ogni novità che mi si presenta davanti, cambio colore di capelli, scuole, vestiti, locali in un caleidoscopio rumoroso di contraddizioni, ma non faccio durare mai nulla: che sia amicizia o relazione non m'importa, va da Dio nelle prime settimane, ma dopo qualche mese comincio a starci stretta e me ne vado via.

Sono incapace di creare un legame, incapace anche solo di desiderarne uno.
Forse è l'età che mi porta a questo spasmodico bisogno di libertà e di novità continue, che sublima in un sacrosanto terrore dell'impegno, del progetto, dell'affettività. La maggior parte delle mie coetanee però ha o ha avuto il moroso storico e i migliori amici con i quali fanno programmi di mesi o anni, ed io no; non riesco ad immaginarmi il mio futuro che da sola, e vivo il presente di conseguenza. I ti voglio bene li sento falsi, i ti amo ridicoli, le promesse assurde, i progetti inutili, e mi sento uno schifo nei confronti di coloro che scarico, incapace di rispondere ai loro bisogni.


Ho preso treni, aerei, pullman e viaggiato ore per incontri di minuti, ho comprato regali, ascoltato telefonate di ore, chattato fino all'alba, offerto alibi incontestabili, consolato pianti che non finivano più, inventato cure che poi hanno funzionato, mostrato mille e più sfaccettature della mia personalità.
Posso provare anche ad essere moglie e madre.
Ma l'amore no.

lunedì 16 agosto 2010

The ordinary Facebook life



E' inutile.
Anche se sei in vacanza e accendi il PC solo per controllare la posta del lavoro, anche se paghi la connessione un euro al minuto perché sei in Cina e ti tocca pagare il pizzo a un mafioso locale, anche se il tuo ragazzo ti tiene un coltello da cucina sul collo minacciando di aggiungerti alla lista di donne fatte secche dal compagno come fossero moscerini, va sempre e comunque a finire che una puntantina su faccialibro ce la fai.
Faccialibro, al secolo Facebook, pronunciato Féisbùc, ovvero la droga del 2010 per milioni di utenti in tutto il mondo.
Se siete fortunati, avete solo 300 amici (tra cui spiccano la cognata rompicoglioni, il vicino ficcanaso e il collega antipatico) tutti sopra i 20 anni tranne il cugino Francesco che ne ha 13, e spara talmente tante minkiate che l'avete bloccato da quando vi ha malauguratamente aggiunto. Ma i fortunati sono pochi, e credo che una scena simile sia capitata più o meno a chiunque:

Richiesta di amicizia da Marco, cognome banale, foto anonima e 30 amici in comune.
Cominci a porti domande: che sia quello a cui mi sono presentata totalmente ubriaca mercoledì scorso alla festa di Sara? No, si chiamava Pietro. Almeno credo. Ah ma non sarà mica il ragazzo di Sara, quello nuovo, sudamericano? Ma avrà un nome tipo Juan, Pablo, robe così. Ma chiccazzè 'sto Marco? L'ex della mia migliore amica? La ex di quello che mi piace che mi spia? Ma vuoi che ci siano 30 cojoni che non han capito che è un fake?
Insomma, dopo 20 minuti di pippe mentali fai l'errore più grosso della tua vita e clicchi "conferma".

Un minuto dopo ti poppa una nuova finestra della chat:
Marco scrive "Ciao"
Tu pensi "?!?!?"
E scrivi Ciao, chi sei?" cercando di mantenere una tonalità neutra
Marco scrive "Marco, piacere"
Nooo.
Ma dai!
Giuramelo.
Insomma, stai ancora cercando di racapezzartici, anche perché Marco parla italiano peggio di un giapponese, quando l'ennesimo pop della chat ti pone di fronte il domandone del secolo:
Marco scrive: "Sei single?"

Ettepareva.
Perché a questo punto potrei essere sposata come non aver mai limonato un uomo che la domanda che mi faccio, da essere vivente di sesso femminile quale sono, è: MA 'STI SCEMO, MARCO?
Ma mi spiegate, o siori maschi, COSA spinge alcuni di voi a fare uscite di questo tipo?
E voi popolo di internet, mi spiegate cosa spera di ottenere il suddetto Marco, di età variabile tra i 15 e i 25 anni (con puntate, ahim, oltre i 30) andando a fare il morto di figa sul web?
Morto di figa, si, perchè la conversazione procede in questo modo:
Tu:  "No"
Marco scrive: " Ehhh behhh peccato"
Ma secondo quale logica Marco è arrivato a pensare che una femmina pensante della specie possa provare il benché minimo interesse per un microcefalo analfabeta? Come siamo arrivati a vivere in una società in cui ci tocca scegliere il nostro compagno in una mucchia di trogloditi incapaci anche solo di badare a se stessi, che si riducono a compiere gesti così totalmente pietosi? E quante donne, quante donne, accettano questo. Quante donne si accontentano per godere all'inizio così così, e alla fine niente. Quante si sono guardate allo specchio e chieste "Mi merito qualcosa di meglio?" Per rispondersi "No".

Io davanti ai Marco mi scoraggio da matti, perché il grosso dei miei coetanei sono così. Provo anche a immaginarmi come sarebbe uscire con un Marco, che tipo di conversazione ci sarebbe:
Marco: "E poi io vado a Ibiza con gli amici, vado in discoteca, mi piacciono le belle donne, andare in palestra, divertirmi e il GF. E te dove esci? Che programmi guardi? Fai sport?"
Io: "Guarda, la TV non la accendo da due anni se non per Miss Italia, più che uscire vado in giro per l'Italia a trovare i miei amici, preferisco due chiacchiere alla musica a palla, divoro un libro al giorno da quando ho imparato a leggere e, apparte lo sci, l'unico sport che pratico è la correzione dei congiuntivi."
Marco mi guarda, perplesso, e prende un lungo sorso di birra.

Meglio rendersi impopolare ed eliminare da Facebook tutti i semi sconosciuti o mettere offline la chat perennemente? Io, in attesa di una decisione, mi trastullo coi bimbiminkia a suon di sarcasmo e provocazioni: come antistress sono perfetti, provare per credere.

lunedì 9 agosto 2010

Abercrombie Sucks


Italiani in vacanza negli USA, avete rotto il cazzo di:

1)  precipitarvi nel primo Abercrombie and Fitch che vi trovate di fronte per spendere 200 dollari in felpe, magliette e camicie del cazzo, giusto per tirarvela e dire che siete stati negli States. Ormai se vedi qualcuno che indossa Abercrombie puoi star certo che e' un europeo. Credetemi, c'e una sola cosa che merita in quel negozio, ed e' il profumo Fierce da uomo, che fa un sesso allucinante. Ovviamente io da Abercrombie non ci ho messo piede quindi ne sono priva, ma mi consolo col flacone di One Million che mi hanno regalato per il compleanno. Questo discorso vale anche per l'Hard Rock Cafe (la cui storia e' pressoche' sconosciuta all'80% dei compratori di t-shirts), Hollister, Tiffany and Co. e la nuova scoperta: Victoria's Secret. Mea culpa. Pero' in compenso Forever 21 non gli e' piaciuto, e i nomi delle modelle non se li ricordano.

2) andare da Starbucks perche' fa figo, per poi lamentarvi che il caffe' fa schifo, il frappuccino intoppa, costa tutto troppo e gli americani bevono solo schifezze. Ma portatevi la Moka da casa e girate con la tazzina Lavazza in mano! E invece no, tutti come dei pecoroni a prendersi il caffe' con la medusa sopra, esibendo un repertorio di arricciamenti di labbra degno di un neonato che prova la Vodka. Pfff.

3) Insegnare parolacce agli americani fingendo vogliano dire "ciao" o "sei bellissimo", perche' poi venite puntualmente smerdati. Questo vale anche per gli italiani in vacanza in Australia che fermano gente per strada fingendo di chiedere l'ora in lingua madre, mentre dicono "stupidi australiani vaffanculo", e guarda caso han fermato un'italiana. Realmente successo ieri a una mia amica in quel di Little Italy, Melbourne. Ma chi ti aspettavi a Little Italy, genio: un uruguayano?

4) Fotografare i nomi delle strade e dei negozi fighi per dire "ci sono staaaaaato". Il colmo e' stato quando ci hanno portati davanti all'hotel in cui hanno girato Pretty Woman: trenta paperelle con le macchine fotografiche in mano che clickavano all'impazzata. "Ragazzi, e' quello dall'altra parte della strada". Trenta macchine fotografiche hanno ruotato di novanta gradi e cominciato scrupolosamente a flashare un altro albergo. Esattamente uguale al primo. Pero' dentro ci hanno girato Pretty Woman, eh.

Essenzialmente (per quanto io possa essere essenziale, intendo) mi ha rotto il cazzo il solito atteggiarsi da turista tipico soprattutto dei cinesi e dei miei compatrioti. Hai la possibilita' di vivere anche solo per tre settimane la vita di un californiano DOC e passi il tuo tempo a urlare in italiano e ribadire i tuoi tre odiosi preconcetti sull'america, comprare le quattro minchiate che hanno tutti e contare i giorni che mancano al momento in cui potrai mangiare un piatto di tortelli al ragu'.
Io, in cambio, mi dedico col massimo impegno ad abituarmi allo stile di vita locale. Al punto da prendere 4 chili in 20 giorni, ecco.
Fermatemi.